Maneggiare con cura!!!

Finalmente arrivò Febbraio e il tempo della meditazione Vipassana.
Avevo preso questa decisione tre mesi prima, in una discussione molto accesa con la mia mente, dove avevo deciso di ricorrere agli estremi rimedi visti gli estremi mali.
Quella che era iniziata come una punizione per me stessa nei tre mesi si è trasformata in un atto di amore e di cura per me stessa; potermi regalare 10 giorni solo con me stessa.
Però fino alla partenza stessa, anzi finchè non sono arrivata al centro di meditazione, non sapevo se avrei affrontato me stessa, non sapevo se avrei sostenuto la scoperta dell’insondabile dentro di me.
Prima della partenza ho salutato la mia famiglia e gli amici più cari, come chi sa di andare a morire; ero consapevole che nulla sarebbe stato come prima, che io non sarei stata più la stessa se avessi accettato di morire per poi rinascere.

Il viaggio in treno verso il Mugello con la neve è stato surreale, ancor più il tragitto in bus che mi ha portato a Lutirano, luogo del ritiro. La corsa delle 16 si trasforma in scuolabus per accompagnare i pochi bambini che vivono sparsi fra i monti e ho avuto modo di conoscere Carlotta 10 anni e Giuliano l’autista, con cui ho giocato “all’impiccato”.
Giuliano appena mi ha visto con zaino in spalla e in direzione Lutirano mi ha accolta con “ Vipassana eh?!” ed io ho risposto in modo affermativo.
“ Alcuni di voi li raccatto la mattina del secondo giorno all’alba perchè non ce la fanno a resistere” ed io “ahhh” e silenzio tombale.

Arrivata al centro la tensione di ogni partecipante era tangibile, poche parole anche se si poteva ancora parlare, in molti seduti con sguardo perso nel muro di fronte.
30 uomini e 30 donne si affacciavano a 10 giorni di silenzio, che iniziava con la consegna del proprio telefono, PC, libri, musica e tutto quello che avrebbe potuto distoglierli da loro stessi.

Con la tisana serale è iniziato il nobile silenzio che prevede non tanto non parlare con gli altri ma acquietare la propria mente e osservare cosa ci abita.

Sono stati giorni tutti uguali, cadenzati dal suono della campana che suonava per chiamarci alla meditazione e ai due pasti della giornata.
Sono stati giorni infiniti, dove ho trovato in me mondi inesplorati, dove tutto cambiava se decidevo che potevo lasciarlo andare.
Ho provato terrore, angoscia, ansia, tristezza, pura gioia, stupore, una rara sensazione di essere viva; ho pianto ma di più ho riso di me e della mia piccola mente così fragile e impaurita che farebbe di tutto per essere amata e accolta.
Ho sperimentato visceralmente la bramosia, l’ avversione e l’impermanenza.

Seduta per ore e ore, a respirare; tutto assumeva una nuova dimensione quella del presente.
Quando trovavo in me quella sensazione di pieno appagamento, stabile fluidità e connessione non avrei mai voluto lasciar quel “luogo” ( bramosia ).
A volte trovavo in me pensieri ed emozioni così biechi da volerli tagliare via da me come farebbe un chirurgo con un organo malato ( avversione) ed invece…
grazie all’impermanenza del respiro, quel vuoto che diventa pieno e viceversa, potevo finalmente lasciare che fosse fino a poi scomparire.

In ogni sessione di meditazione il nostro insegnante ci ricordava “ quello che accomuna tutte le emozioni è che tutte sorgono e si dissolvono”.
Ecco l’impermanenza!

Dalla mattina alle 4 alla sera alle 21 io e lei, lei ed io: conversazioni infinite, discussioni, considerazioni, ipotesi su futuri impossibili, quel mix velenoso fra rimpianti e rimorsi e rarissime sospensioni dove regnava il silenzio.
Tanti ricordi che affioravano da cassetti nascosti, durante i sogni ad occhi chiusi ed aperti.
Intuizioni che spuntavano qua e là, anche su come riparare il tubo della lavatrice che era rotto da 2 anni ho risistemato appena tornata a casa.
Emozioni e sensazioni che finalmente avevo il tempo di accogliere, vedere e lasciar andare.
Ho imparato tanto su me stessa, sui miei meccanismi e sto iniziando ad accettare che alcune battaglie con me stessa sono delle perdite di energia. Con quelle parti di me forse vivrò finchè morte non ci separi.

Quando mi chiedono “cosa hai imparato da questa esperienza, cosa hai trovato in te?”
Rispondo “ Maneggiare con cura”.

Sì proprio così merito di maneggiare la mia mente, le mie emozioni e il mio corpo con cura.
Sono l’unica persona che lo può fare.


Non mi ricordo dove ho letto che non basta nascere dalla propria madre ma bisogna nella vita ripartorirsi ogni volta che la vita ce lo chiede.
Io sono morta e sono rinata dalle mie ceneri. Anche questa volta…